1926-1932 Bugatti Tipo 41 Royale

Come si spiega il mammut 1926-1932 Tipo 41 Royale? La risposta sta nell’uomo stesso.

Ettore Bugatti morì nel 1947 dopo 66 anni “pieni di frenesia e creazione”, per usare le parole del giornalista Ken Purdy. Trenta di quegli anni li trascorse costruendo circa 7.800 auto, vetture da corsa e sportive ineguagliabili per maneggevolezza, prestazioni e maestria artigianale.

Tutti i Bugatti hanno rispecchiato il loro creatore, ma il Royale è stato forse il riflesso più completo. Purdy descriveva Ettore Bugatti come “un italiano che ha vissuto la sua vita in Francia tra i francesi, ed era, dicevano, un tipo… un personaggio… molto dotato, orgoglioso, indipendente, indifferente a qualsiasi opinione se non la propria… aristocratica, poco pratica, dissoluta…”.

Era altrettanto il Michelangelo dell’automobilismo. Nato figlio e fratello di artisti, credeva che “una creazione tecnica non può essere perfetta finché non è perfetta dal punto di vista estetico”. Quanto era forte questa convinzione? Non guardare oltre la semplice eleganza visiva della maggior parte dei motori Bugatti, o anche delle sospensioni anteriori.

Ma Ettore possedeva anche la grande grinta e l’abilità meccanica nativa di un Henry Ford – e un ego altrettanto monumentale. La storia si racconta del proprietario parigino della Bugatti che, ancora insoddisfatto di alcuni dettagli sulla sua auto dopo due visite al concessionario, si è recato di nuovo a conoscere Le Patron in persona. “Sei tu che gli hai riportato la sua [auto] per tre volte?”. Chiese Bugatti. Pensando che le cose sarebbero state finalmente messe a posto, il cliente disse di sì. “Non lasciate che accada di nuovo”, sbuffò Bugatti, “lasciate che accada di nuovo”.

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1965-1966 Buick

A quel punto, come ha osservato Purdy, Bugatti “si era guadagnato il diritto di essere arrogante”. Dopo tutto, aveva costruito la sua prima auto da zero nel 1898 a soli 17 anni. Una seconda auto completata l’anno successivo gli valse una medaglia d’oro a una mostra del 1901 nella sua nativa Milano – e un lavoro di ingegneria con la casa automobilistica francese De Dietrich.

Dopo brevi soggiorni a Mathis, Deutz in Germania e Isotta-Fraschini, Bugatti decide di costruire le proprie auto sulla base di un telaio in miniatura da lui costruito intorno al 1908: un quattro cilindri a trazione a cardano evidentemente ispirato alla contemporanea Isotta Coupe de Voiturettes. Con il sostegno finanziario di un Monsieur de Viscaya, si stabilì in una vecchia tintoria vicino a Molsheim, poi nella regione francese dell’Alsazia-Lorena, poi nel distretto del Bas-Rhin in Germania.

Nella pagina successiva, scoprite le idee che hanno portato alla Bugatti Type 41 Royale.

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