Bobby Alloway, il costruttore dell’anno di Autorama 2011 – 59° Autorama di Detroit

Vedi tutte le 12 fotoChuck VranasphotographerBrian BrennanwriterJul 1, 2011

Niente male per un bravo ragazzo del sud che una volta passava le sue giornate da caporeparto. L’industria delle hot rod è incredibilmente fortunata ad avere tanti costruttori di talento quanti ne ha, ma non può esserci che un solo “Re della collina”, e per il 2011 al 59° Autorama di Detroit è stato Bobby Alloway di Louisville, Tennessee.

Come è consuetudine all’Autorama di Detroit, il Builder of the Year mette a disposizione del Builder of the Year un patrimonio immobiliare di prim’ordine per mostrare esempi passati e presenti del suo lavoro. Alloway ha una lunga lista (riempirebbe una scorecard) di famosi hot rod passati e presenti. L’Autorama ha messo da parte due isole (20×60 e 25×60) per ospitare il “Black Hole “¿ più avanti! Molte di queste auto storiche hanno ottenuto riconoscimenti come il Goodguys’ Street Rod e la Street Machine of the Year, il Don Ridler Memorial e l’America’s Most Beautiful Roadster. Aggiungete a questo elenco innumerevoli premi per spettacoli all’interno e all’esterno, tra cui una serie di 24 vetture omaggio attraverso la partecipazione del suo club alla corsa annuale di Shades of the Past a Pigeon Forge, Tennessee. Non dimentichiamoci di numerose auto da esposizione SEMA, Builder’s Showcase al NSRA Nationals, Alloway Reunion al Goodguys Nashville, decine di articoli di riviste e auto da copertina. Ed è stato persino in TV un paio di volte!

La Ford Victoria del ’33 di Alloway ha vinto la Ridler del 1985 e nel 2003 lui e il suo amico di lunga data George Lange hanno vinto l’AMBR con la Deuce roadster di Lange. Per non essere da meno, la moglie di George, Kathy, ha fatto rivolgere la sua magia a Alloway sulla sua T-bird del ’57, che nel 2004 ha vinto la Goodguys Street Machine of the Year. Alloway ha vinto anche Goodguys Street Rod of the Year con il suo naso da pista SpeedStar coupé con una Chevy V-8 di grosso calibro.

Ma quest’anno si trattava di onorare il ben educato e morbido Alloway che, oltre ad essere un ottimo costruttore di auto, è un ottimo allenatore di softball per la squadra della figlia Anna. Erano presenti 15 vetture (dal 1990 ne ha costruite o restaurate più di 40, che non contano le 24 vetture omaggio). Nel 1993 si è sposato con Cindy, essendo insieme dal 1978. Nell’esposizione c’era anche la sua Ford coupé del ’33 (1996) e una delle sue attuali costruzioni, la Ford Sunliner del ’61 di George Poteet (2011). Ha “aperto” le porte del negozio due volte (la prima nel 1991); è bruciata a terra nel 1998 a seguito di un fulmine.

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C’è un look distintivo per un’auto Alloway. Molte volte sentirete qualcuno riferirsi ad essa come al “rastrello di gomma”, che denota le combinazioni estreme di grandi e piccole ruote e pneumatici. Non si può negare l’aspetto aggressivo di una Alloway hot rod¿ si può vedere dall’altra parte del parcheggio. Alloway ama usare l’enorme gomma BFGoodrich (spesso i modelli g-Force) montata sulla propria marca di ruote; si possono ottenere le ruote solo se si dispone di un’auto Alloway! Naturalmente l’aggressività è più dell’aspetto.

Le hot rod di Alloway hanno un’altra caratteristica distintiva che si manifesta nella loro forza bruta. Siamo sicuri che abbia costruito un piccolo blocco o due, ma provate a trovarlo! Per Alloway c’è un solo propulsore, uno che sembra essere una miniera di minerale di ferro sotto il cofano; molti centimetri cubi che sostengono un aumento vertiginoso della potenza e dei numeri di coppia. Probabilmente la più potente, eppure guidabile, hot rod fino ad oggi è la Ford Mustang Lange del ’67 (presente nella Hot Rod) che poggia su un telaio Art Morrison preparato da Alloway.

Il blocco Ford Racing 4.6L preparato da Keasler Racing rappresenta 281 pollici dotato di un set di teste Ford GT e componenti COMP Cams. L’aspirazione progettata su misura alimenta due turbo Turbonetics da 76 mm, che pompano 12 libbre di spinta. Secondo Alloway, in assetto stradale il motore produce 839 CV a 8.700 giri/min su 93 ottani (pompa a gas). Alloway è fiducioso che ci sia qualche centinaio di cavalli in più “sul tavolo” con gas da corsa e più spinta. (Non si può negare che Alloway fosse un moonshiner in una vita precedente)

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C’è qualcos’altro di caratteristico in una hot rod Alloway; il colore nero, spesso usato, come ritiene Henry Ford la prima volta. C’è un’opzione di vernice che si può selezionare ed è la caratteristica fiamma dell’Ohio, che sicuramente distingue le sue auto “diverse dal nero”. Ci sono state alcune barre che si sono allontanate dalla cabina di verniciatura senza vernice nera, ma queste non fanno che dimostrare la regola “il nero è bello”. Come vi dirà qualsiasi rodder sexy: “Se dipingi la tua auto di nero, è meglio che tu sia un diavolo di carrozziere e pittore”. Alloway e l’equipaggio sono proprio questo; lo staff è composto da Joe e Josh Bailey (padre e figlio), Scott Emert, Scotty Troutman, Toby Caldwell e Dustin Ford.

L’Autorama è stato il sito di un altro Alloway prima. Era la prima volta che era presente un esempio di ciascuna delle famose hot rod SpeedStar. Le carrozzerie Rats Glassbuilt SpeedStar si appoggiano tutte sul telaio di Alloway. Seduto fianco a fianco c’era una roadster, coupé, Vicky e phaeton. Le hot rod speciali di questa natura sono generalmente di breve durata, ma lo SpeedStar ha fallito la tendenza e fino ad oggi sono state prodotte più di 300 di una delle quattro versioni. Questo lo rende il top per qualsiasi auto a corpo fantasma (a meno che non si contano i secchielli a T.)

Qualsiasi costruttore vi dirà che ci sarebbe poco di prezioso nel negozio se non fosse per i clienti che sono veri appassionati di hot rod e amici. Infatti, questi ultimi potrebbero essere i primi! Le hot rod di Alloway sono state presentate da George e Kathy Lange, di St. Louis, Missouri, con la loro Ford Crown Victoria nera del ’56 (540 pollici Ford V-8); la Ford Mustang fastback del ’67 a strisce blu e argento (4). 6L twin-turbo Ford V-8); la Ford Thunderbird argento del ’57 (302 pollici Ford V-8, c’è quel piccolo blocco); la Roadster nera e fiammata del ’33 SpeedStar (540 pollici Ford V-8); e la coupé nera e fiammata del ’33 SpeedStar coupé (514 pollici Ford V-8); George Poteet, di Memphis, Tennessee, con la sua Ford Sunliner nera del ’61 (SOHC Ford V-8, 2011); e Van Tyler di Knoxville, Tennessee, con la sua Ford nera a tre vetri del ’33 (502 Chevy V-8, 2007); Larry e Carol Olson di Sioux Falls, South Dakota, hanno portato il loro nero con il finestrino a strisce rosse della Corvette del ’63 (502 Chevy V-8, 2010); un altro proprietario con un paio di auto è Jeff Teague dalla Florida con la sua nera e fiammante SpeedStar phaeton e Victoria del ’33 (entrambe 502 Chevy V-8, 2006 e 2004); Ken e Audrey Nester di Rockville, Virginia, hanno portato un paio di hot rod. Una è una Chevy Impala bubbletop del ’61 color Champaign (502 pollici Chevy V-8, 2010) e una Dodge Challenger nera del ’70 (Dodge Hemi, 2006). Alloway ha portato tre delle sue auto, tra cui una Ford coupé nera e fiammante del ’33, una Ford decappottabile nera del ’49 e una Vette nera del ’62. Ora si vede da dove viene il Black Hole; si mettono insieme tutte quelle auto nere e si inizia a cercare una torcia per trovare la strada dietro quell’angolo dell’Autorama di Detroit. (Mancano dall’incredibile esposizione di hot rod un paio di auto di Chuck e Diane Rowe, di Memphis: una Chevy rossa del ’59 e una Ford coupé Ford del ’33 nera fiammante; e Doyle e Karen Thomas, di Longview, Texas, con la loro Buick decappottabile del ’55).

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Quando uno di noi si siede e dà un’occhiata al corpo del nostro lavoro, tutti noi dovremmo essere fortunati ad avere questa lista di storie di successo¿ Lavoro ben fatto.

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