Modificato T Roadster – Spremuto fresco

Il tributo di Roy Rockwell¿ a Bo Jones¿ venerabile roadster modificato

Vedi tutte e 4 le fotoChris SheltonwriterGiu 1, 2011

Alcuni dicono che avresti dovuto vivere gli anni ’60 per capire cosa significava la T modificata in stile Bo Jones quando è uscita. Io dico il contrario.

Per prima cosa, ho visto le foto. La posizione e l’adattamento della ruota erano i difetti più comuni con le aste dell’epoca, ma più che semplici pneumatici sporgenti. In contrasto con le forme erette e conservatrici della carrozzeria delle auto erano i colori selvaggi e i motivi psichedelici spesso applicati ad esse.

Secondo, ho visto modificare Roy Rockwell. Fuso nello stesso stampo di quello di Jones, ha tutte le giuste caratteristiche distintive: i colori, le ruote tagliapizza, l’atteggiamento sbarazzino, e un sapore antico che si ferma a pochi passi dal cliché.

Ma questo non vuol dire che uno sia un clone dell’altro. Roy ha trovato uno spazio creativo all’interno degli stretti confini del progetto – letteralmente, in effetti. Come Jones, Roy ha iniziato con la metà anteriore di una tardiva tournée di modelle T – almeno parti di tre tournée, comunque. Mike Smith degli Hot Rods e delle Cool Cars dei Fosses ha ristretto il corpo. Solo che, invece di tagliare il piede o più di quanto abbia fatto Jones, Smith si è fermato a un 8-1/2 pollici a misura di passeggero.

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Fosses ha fabbricato un telaio a forma di T, parallelo da un tubo rettangolare. Dal cofano in avanti è aperto agli elementi, ma dietro di esso scompare dietro una finta pancia. Le frameraie emergono con un angolo ripido immediatamente dietro la cabina e si incontrano in corrispondenza di una traversa a tubo tondo.

La sospensione posteriore è abbastanza convenzionale: aste di raggio 35-36 accorciate, imbullonate a campane di assali simili a quelle di tensione, ma divise in modo da soddisfare le fragilità. Solo la molla posteriore non si monta sulle aste del raggio dietro l’asse. Al contrario, monta lo stile a molla su posatoi saldati in cima alle estremità dell’alloggiamento dell’assale a la Modello A.

La sospensione anteriore è un po’ meno convenzionale. Come la posteriore è composta da ’35-40 aste a raggio posteriore, solo queste hanno i forcellini anteriori a forcella saldati alle estremità. La disposizione delle molle è altrettanto poco ortodossa: Consiste di molle a balestra parallele a quarto d’ellisse infilate nel telaio da un lato e fissate all’assale a vista dall’altro. Jones ha usato un assale Deuce allungato e cromato, ma data la loro rarità e la relativa spesa oggi Roy ha specificato una Super Bell verniciata. Tutto sommato, 100 pollici separano l’asse anteriore da quello posteriore.

A prima vista, il motore Mazda da 1,8 litri di Roy sembra una scelta strana per un’hot rod, ma la macchina che lo ha ispirato ha fatto funzionare un motore altrettanto improbabile ai suoi tempi: una Chevy II. Ma aveva un po’ di senso: All’epoca le auto Model Tpowered simili a quelle di Jones erano fiorenti come scalatori. Solo per farle produrre i 90 CV che la Chevy si presentava in stock richiedeva parti esotiche obsolete, segreti di velocità per riempire un libro, e un angelo custode per aiutare non se, ma quando si rompeva.

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Il motore Mazda, invece, eroga 133 CV. Se vi piace l’ironia, sentite questa: sono 43 cavalli in più della Chevy II nonostante l’handicap di 43ci. Nel vecchio mondo, vantarsi è di circa 1,2 CV per pollice cubo.

La trasmissione corrispondente ha cinque rapporti di trasmissione strettamente distanziati che promettono di sfruttare la banda di potenza di quel motore in misura molto maggiore di quanto la Powerglide dell’auto di Jones possa sognare. E se questo non bastasse, si consideri che Roy ha comprato la sua nello stesso modo in cui l’ha comprata Jones: per le noccioline di un cantiere di demolizione.

Una volta che Smith ha fabbricato il cofano in alluminio e le fiancate della pancia finte, Jason Hill di Fosses ha sparato all’auto nel suo marchio di fabbrica arancione, solo che questa volta in uretano della serie Concept-Serie PPG. Smith ha anche fabbricato le padelle dei sedili prima di consegnare l’auto a Charlie Rowell da Holcomb Upholstery per le rifiniture in pelle angosciata.

Roy fa subito notare che non ha clonato la leggendaria T modificata di Jones. Questo è ovvio nelle parti specifiche che ha usato; le due auto sono diverse.

Allo stesso tempo sono incredibilmente simili. Entrambe le auto sono state costruite da parti autentiche, dove quelle visibili e convenienti dove non lo sono. Entrambi i costruttori hanno inchiodato qualcosa che molti trascurano quando si sforzano di clonare un’auto: il suo spirito. L’auto di Jones non era tanto un clone di un’auto in particolare, quanto una riproduzione del taglio sbarazzino che rendeva eccitanti le gare prebelliche.

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In questo senso non avresti dovuto vivere gli anni ’60 per capire il significato di ciò che Jones ha modificato. La versione di Roy lo riassume perfettamente

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