Uomo Bandiera – Maggio 2013

Fare la copertina, la via difficile

Vedi tutte le 2 fotoDave WallacewriterSky WallacephotographerMay 2, 2013

La storia della vita di Rich Guasco potrebbe fare un film infernale, se non fosse che nessuno ci crederebbe, proprio da una scena d’apertura di una piccola casa in mezzo a sei acri di veicoli sfasciati degli anni ’20 e ’30 nella California del dopoguerra. Chi crederebbe che un giovane soldato al servizio del suo Paese in Germania possa vincere il premio “America’s Most Beautiful Roadster” (AMBR) del ’61, in abstanza, dopo che due amici e sua madre hanno cospirato per rimontare ed entrare nella sua hot rod del liceo? Anche se lo spettatore riuscisse a sospendere l’incredulità per l’accettazione del grande premio Oakland da parte di Marie Guasco, il suo ragazzo non avrebbe mai potuto sopravvivere a un terribile incidente di dragster due anni dopo – figuriamoci tornare a fare campagna elettorale per il più caldo hot rod del mondo, per sempre felice e contento.

“È successo a Fremont [Drag Strip], la prima volta con il mio nuovo dragster Pete Ogden, che ha fatto saltare la Chevy a benzina”, mi racconta Rich al Madison, Wisconsin, bar dove i partecipanti del Rodfather Road Tour si stavano radunando per un giro in autobus a cena alla collezione di auto di Richard Munz. Per fortuna, il mio fidato taccuino Spiral e la penna Uni-ball erano a disposizione per l’intervista improvvisata che si è svolta. “Volevo costruire un carburante alterato”, aggiunge Rich, “ma non riuscivo a trovare una buona carrozzeria in metallo, e Pete stava finendo questo trick dragster. Aveva un rearend tutto in alluminio, senza supporto per il pignone. Anche le staffe di montaggio erano in alluminio, saldate all’alloggiamento. Non sapevamo cosa stavamo facendo.

“Alla prima corsa, vibra così tanto che tutto quello che riesco a vedere sono le bandiere sopra le trappole. Abbiamo scoperto più tardi che una delle slick era fuori equilibrio. L’ho spenta a 160, 170, ed entrambe le farfalle rompono l’involucro. La retina inizia a girare all’interno dell’auto. Prendo il freno, ma non riesco a trovare la maniglia, che è saldata alla parte posteriore. Ogni volta che quella cosa girava, mi faceva male. Non ho mai perso conoscenza. Ho perso così tanto sangue che mi hanno alzato una gamba e mi hanno fatto la trasfusione proprio attraverso la gamba. Al pronto soccorso, ho sentito qualcuno dire: “L’abbiamo appena perso”. Pensavo: “Non fermarti! Non fermarti! È successo il 13 gennaio 1963, e ho passato i due anni successivi in ospedale, tranne qualche giorno qua e là. Mi hanno appeso al soffitto con un’attrezzatura di tela. Sono uscito definitivamente il giorno di Capodanno del ’65”.

Per quanto riguarda la fonte di quel leggendario soprannome, le leggende sono diverse, anche tra migliori amici. L’amico di lunga data Jim Bell, anche lui 76enne, insiste sul fatto che Pure Hell in origine descriveva l’esuberante proprietario, non la sua auto da corsa (contraddicendo ciò che Rich dice a Greg Sharp nella storia di copertina di questo numero). “Non volevi fare a botte con lui in un bar”, dice Jim. Per un tipo alto un metro e mezzo e mezzo, aveva un pugno da K.O. che non voleva mollare”. Aveva anche Tony Del Rio come amico”.

“Sì, Tony mi avrebbe fatto iniziare i combattimenti”, ammette Rich, ricordando il famoso pittore del NorCal e il famigerato combattente di strada. “Poi sarebbe entrato e avrebbe picchiato tutti!”.

Nessuno potrebbe inventarsi questa roba. Questo è in parte il motivo per cui, data la scelta di migliaia di roadster da copertina, la prima auto di Rich Guasco ha fatto questo particolare problema. Se non siete d’accordo, diteci il motivo in una lettera, o parlatene con Rich. State attenti a quel pugno da K.O..

-DAVE WALLACE

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